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Fonte: http://www.repubblica.it

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I venti di crisi alla fine sono arrivati anche a Google. Il motore di ricerca, fino ad ora rimasto lontano dai problemi che hanno investito l’economia a stelle e strisce e la Silicon Valley in particolare, ha negli ultimi giorni dato segni di sofferenza come le aziende concorrenti. Per la prima volta dalla sua fondazione, il futuro della società di Mountain View non appare troppo roseo e il mito dell’isola felice comincia quantomeno a vacillare.

I vertici del colosso web hanno annunciato una serie di tagli che avranno effetti sul personale e sui progetti: nessuna riduzione tra i circa ventimila dipendenti diretti, ma sostanziosi ridimensionamenti tra i diecimila collaboratori a contratto definiti “davvero troppi” anche dal cofondatore della società Sergey Brin. Dalla caffetteria alle pubbliche relazioni, passando per gli autisti, i contratti a tempo determinato rappresentano un terzo della forza lavoro presso il Googleplex, la sede centrale del motore di ricerca in California. Dalle notizie emerse pare che molti di questi contratti non verranno più rinnovati, anche se da Mountain View si affrettano a precisare che le assunzioni presso l’azienda proseguiranno, solo con ritmi meno forsennati del solito: negli ultimi due anni infatti il numero di dipendenti è quasi raddoppiato, passando dalle circa undicimila unità del 2006 alle attuali ventimila.

I tagli al personale non sono però l’unico problema per Big G. Una delle particolarità del motore di ricerca sono da sempre i suoi progetti “alternativi”, nati dalla mente dei dipendenti durante il famoso “20 percent time”, ovvero il giorno alla settimana che il motore concede per lavorare a nuove idee o per migliorare quelle esistenti. Un altro segno della crisi è proprio l’approccio nei confronti di questi progetti, due dei quali sono stati chiusi negli ultimi giorni. Prima Lively, la mai troppo apprezzata risposta di Google agli universi 3D come Second Life, e poi SearchMash, un motore di ricerca usato per varie sperimentazioni, sono stati chiusi uno dopo l’altro con non poca sorpresa da parte dei navigatori. La spiegazione dietro alla chiusura di Lively, lanciato solo pochi mesi fa, è stata la necessità da parte dell’azienda di concentrare le risorse sulle attività principali, ovvero quelle più redditizie.

Proprio il nuovo approccio di Google sta alimentando tra i blogger un giro di “scommesse” sul settore che sarà la prossima vittima dei tagli. I principali sospettati paiono al momento Google Video, diventato superfluo dal giorno dell’acquisto da parte della società del più celebre YouTube, e Knol, l’alternativa di Mountain View a Wikipedia, da pochi giorni disponibile anche in italiano.

Se personale e progetti piangono, non va di certo meglio la situazione in Borsa. Come tutte le aziende del settore, anche Google ha subìto un crollo delle quotazioni. Le azioni del motore sono adesso scambiate ad una cifra che ruota attorno ai 270 dollari, molto lontana dai 700 dollari raggiunti a fine 2007, tanto che gli analisti di Bernstein Research hanno modificato il loro rating consigliando ai possessori la vendita (stesso destino toccato anche a Yahoo, Ebay e Amazon) e prevedendo un calo fino ai 200-240 dollari per azione. Gli stessi analisti precisano che il motore sarà una delle prime società a riprendere quota una volta tornata la calma sui mercati, ma che al momento la caduta dei prezzi delle “parole chiave” (che Google vende agli inserzionisti) e il rallentamento del mercato pubblicitario negli States pesano troppo sul futuro dell’azienda.

Crolli, chiusure e ridimensionamenti: parole sconosciute nella filosofia del motore di ricerca di fronte alla crisi. La società “in cui tutti vorrebbero lavorare”, come definita dalla rivista Forbes nel 2007 deve adesso affrontare la prova più dura e dimostrare di poter essere sempre un’isola felice, anche in tempi di recessione.